
| ...ovvero di come in alcuni giorni mi sento egocentrico mentre in altri no |
| maggio 2 2008 Bene, anzi meglio... Da domani e per una settimana interna sono in vacanza. Agoniata da Natale e proprio meritata. In quel di Cannes da Lo Turco spero davvero di rilassarmi. Prendo qualche libro, un po' di crema solare e via per il relax più totale. Senza scordare che nel mezzo c'è pure il mio compleanno. A presto. aprile 27 2008 Un due tre... Uno: Ma "Go go tales" di Abel Ferrara quando esce (al cinema o in dvd intendo). È un anno che è stato presentato a Cannes... Due: Ma Robbé quando torna dall'India e viene in Tesin che dobbiamo trovarci a bere un birin? Tre: Perché una domenica su due devo annà a laurà?
aprile 18 2008 Shine a light...
E ho detto tutto...
aprile 12 2008 Giusto, dimenticavo...
Non è vero, non mi ero dimenticato. Ma non ho avuto tempo. Comunque il film di Wong Kar Wai "Un bacio romantico" è bello. Elegante, lento e con attori sognanti e da sognare. I suoi colori e i suoi ralenti sono inconfondibili. E le storie sono minimaliste, ambientate in pochi spazi e di poche parole. Spesso la telecamera filma gli attori attraverso i vetri e le finestre. Ci sono molti sguardi, molto cibo e diverse sigarette. Detto così sembra un film francese. E un po' forse lo è pure. Ma è anche il primo film made in USA del regista. Come sempre vedere una pellicola del regista di Hong Kong è un piacere per gli occhi. Sarà per l'ambientazione in un caffé, sarà per la canzone di Norah Jones che si ripete, ma mi ha ricordato molto "Hong Kong Express" del 1994. Anche lì il bar e anche lì un brano che accompagna lo scorrere del film (California Dreamin' dei Mamas and Papas). Kar Wai la sua California l'ha raggiunta.
aprile 3 2008 Se riesco... Avrei voglia di scrivere di questo film.
Se riesco lo faccio questa sera.
Ah, tra le altre cose ho terminato il book. Il mio book. Evviva. Ora viene il più difficile, cercare di farlo pubblicare. Vedremo...
marzo 18 2008 Il petroliere e Sweeney tood... Ovvero, due registi sanno il fatto loro.
Il film di Tim Burton è il più cruento che abbia mai fatto. Ma nello stesso tempo è anche un musical. Il risultato è abbastanza particolare. Se le atmosfere cupe e fumettistiche sono quelle tipiche del regista, meno usuale è la scelta di combinare musical a una vicenda molto truce. La sinossi ve (me...) la risparmio, voglio comunque dire che ci sono dei momenti molto belli. E malgrado l'identificazione col protagonista non sia assolutamente possibile (la vendetta per fortuna non mi appartiene) alla fine un po' ci si commuove. Soprattutto nell'ultima incredibile scena. Quando il sangue si fa metafora concettuale e visiva delle lacrime. Il film vale il prezzo del biglietto, anche solo per poter gustare l'ultima scena.
Il film di Paul Thomas Anderson è tra i più belli visti negli ultimi mesi. Meritata la statuetta a Daniel Day-Lewis che è talmente vero nella sua parte da far adirittura paura. Ma ancor di più stupisce per bravura il regista. Se Magniolia e Boogie Nights mi avevano colpito per la freschezza, questo è sicuramente il più complesso e completo film di Anderson (classe 1970). Mi hanno impressionato diversi aspetti. Primo tra tutti i dialoghi. Mai epici, mai grandiosi e neppure ironici, (come vuole Hollywood), sempre freddi, crudi e asciutti (da anni non ascoltavo dialoghi del genere, accidenti). Inoltre è rilevante la colonna sonora fastidiosa ed evocativa del problema all'udito che ha il ragazzino. Senza contare che, a ben guardare, il film gioca sui tre livelli: la profondità (gli scavi per trovare il petrolio), la pianura (tipica di quelle regioni americane deserte e ricche di giacimenti) e il cielo (la presenza del giovane predicatore-antagonista è emblematica). E si potrebbe aggiungere molto altro ancora: il film è centrato sul dualismo verità-menzogna (vedi il finto fratello, il finto figlio, ecc.) o ancora si potrebbe scrivere trattati sulla rappresentazione del pastore (giovane, biondo, sempre pulito, con il dono della parola facile) e del petroliere (uomo maturo, sporco di fango e petrolio e di poche parole). Insomma Il film è ricchissimo di spunti. Qui ne ho voluti accennare solo alcuni che mi sono venuti in mente mentre lo guardavo. Da vedere assolutamente!!! Ah, ho appena saputo che è morto Anthony Minghella. Mi spiace perché era giovane. Ma devo dire che i suoi film proprio non li ho mai digeriti...
marzo 7 2008 Oscar e dintorni... Ho visto con Amò Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen. Un film strano e avvolgente, ma anche rarefatto e profondo. Un film soprattutto spiazzante. Specialmente se si considera il fatto che è stato premiato dall'industria hollywoodiana con 4 Oscar. È sicuramente il film meno hollywoodiano premiato dal Academy dai tempi di American Beauty. Bravissimi Bardem e Brolin. Uscendo dal cinema ci si sente soli e persi in un deserto senza speranza di riuscire a ritrovare la strada di casa. Ieri ho visto per la prima volta in DVD Quinto potere di Sidney Lumet. Una pellicola sui pericoli dell'auditel e sui rischi insiti nella televisione. Realizzato negli anni 70, ha ancora una certa freschezza. Da antologia il monologo di Arthur Jensen al commentatore Howard Beale sul sistema economico mondiale. Faye Dunaway è invece una bellissima incarnazione della televisione senza più umanità. In questi anni si sente la mancanza di film del genere...
febbraio 10 2008 La guerra di Charlie Wilson...
È un film piacevole, malizioso e a tratti anche brillante che ti riporta negli anni 80. Ma non negli anni 80 dei paninari. Bensì in quelli della guerra fredda post-muro. Quelli della guerra in Afghanistan e dei finanziamenti occulti ai combattenti. Bravo come sempre Tom Hanks, bene anche la bionda Roberts, ma è Philip Seymour Hoffman, qui è un ruvido agente della Cia, a vincere il premio del migliore. Mike Nichols dirige tutti bene e fa un film onesto, non immune da pecche, ma almeno non vuole strafare. E in più cerca di andare alla fonte del male (la guerra in Irak e Osama non ci sono ancora, ma da lì nascono). Ah, un'ultima cosa, tra le "collaboratrici" di Hanks-Wilson c'è pure una faccetta che avevo già visto. Ma non mi ricordavo dove. E poi ho cercato in internet e ho trovato. È lei: Shiri Appleby, la protagonista di Roswell. E poi non mi non dite che non vi ho informato, che ve l'ho tenuto nascosto...
febbraio 3 2008 Into the wild...
Una bellissima musica firmata da Eddie Vedder accompagna e segna l'ultimo gioiello di Sean Penn. Un viaggio alla ricerca della libertà e della verità di un giovane ribelle fresco di laurea. Un ragazzo che finita l'università abbandona tutto e tutti e sacco in spalla, parte con i libri di Thoreau e di Tolstoi, ma a noi che lo guardiamo ricorda "On the Road" di Kerouac. Si potrebbero dire diverse cose su questo film. Ma a me ne viene in mente una in particolare. Il giovane girovago poggia molto della sua ricerca sui libri, sulla parola scritta e proprio da lì che però... non continuo per non svelare il finale. Sarebbe inopportuno. Comunque la parola scritta è fondamentale nella storia. Penn è stato davvero bravo a sviluppare una pellicola emozionante e semplice restando discreto e non scadendo nella facile malinconia. E la fotografia? Semplifemente magnifica. È davvero difficile descrivere le forti emozioni che trasmette. Una cosa la si può dire. Se si fa attenzione si può sentire il silenzio che accompagna la proiezione e l'uscita del pubblico dalla sala. E ciò succede davvero raramente. Questo è il primo film dell'anno che vedo al cinema. Il 2008 è iniziato davvero bene. gennaio 27 2008 Domenica di gennaio... Mi sono alzato presto stamane, come sempre. Avrò un orologio incorporto. E oggi lavoro. Vabbé... Negli ultimi giorni ho letto l'ultimo libro di Fabio Volo. Che dire? Con tutti quei diminutivi e quelle perifrasi sembra scritto da un'adolescente... Comunque ha alcuni pregi. È ambientato a Manhattan e descrive un paio di luoghi che conosco e nei quali mi piacerebbe tornare. Anche se alla fine la città rimane solo sullo sfondo. Un libro di puro intrattenimento anche se lui è piuttosto ambizioso e vorrebbe dire qualche cosa di vero e assoluto sull'amore e i rapporti tra le persone. Mah. La letteratura si trova lontano mille miglia dal libretto di Volo. Ho visto un film eccezionale. Si tratta di "L'occhio che uccide" di Michael Powell (1960). Un thriller psicoanalitico e metacinamatografico davvero strano e spettacolare. Angosciante come poche altre pellicole Peeping Tom racconta la storia di un cameraman Mark che uccide una serie di ragazze con un coltello installato in una gamba del cavalletto. E mentre le uccide le filma. Una perversione che proviene dalla sua infanzia e dalle angherie subite dal padre. È davvero molto angosciante ma non si vede praticamente una goccia di sangue. I delitti sono suggeriti e capitano fuori campo. Insomma una robetta per palati fini e cinefili doc. Un film che all'epoca fece scalpore e urlare allo scandalo ma che oggi è considerato una delle pietre miliari della settima arte.
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